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Ubuntu phone è in arrivo

Oggi alle 19 ora Italiana nel sito di ubuntu.com è apparso questo lungo video che vale tutti i 21 minuti circa di cui è composto.

Mark Shuttleworth ha annunciato un commitment ufficiale di Ubuntu e Canonical per una nuova piattaforma software per smartphone. Bene direte, non avevamo bisogno di un’altra piattaforma software dopo Android, Ios e Windows Mobile. Invece in questa nuova piattaforma credo ci sia una sostanziale differenza.

In Android come in Ios che in Windows Mobile, sia Google, che Apple che Microsoft hanno aggredito il nuovo mercato aperto dagli smartphone. Hanno quindi sviluppato in pratica un nuovo sistema operativo che aveva come target piccoli devices da tenere in tasca in grado anche di fare telefonate.

Ubuntu ha chiaro che questi piccoli devices nella tasca di ognuno di noi sono in realtà dei veri e propri computers. Gli ultimi devices, come il Nexus 4 o l’Iphone 5, hanno specifiche tecniche che fanno impallidire qualsiasi pc di qualche anno fa. Ubuntu ha voluto quindi abbracciare un’altra visione: creare una unica interfaccia consistente tra desktop, smartphone e tablet. 

Microsoft nell’era pre-smartphone aveva provato a portare la stessa interfaccia desktop sui telefoni, senza mai sfondare il mercato e senza mai essere da traino. Ubuntu invece ha deciso di adattare la propria interfaccia in base al dispositivo ma tenere sostanzialmente uguale le funzionalità come le ricerche sui files o sulle applicazioni e le notifiche.

Dal lato software invece, quello che è davvero innovativo è il paradigma utilizzato. Per la prima volta si possono fare sia applicazioni native, sia applicazioni web che si integrano perfettamente con il sistema. Negli altri sistemi, come Android o Ios,  le applicazioni possono anche essere web (html5) based, ma devono essere contenute in una applicazione nativa che non è altro che una visualizzazione del browser. Le applicazioni native sono scritte in C o C++ usando il framework Qt, ma dato che esistono bindings Qt in pratica per qualsiasi linguaggio è facile ipotizzare che qualsiasi linguaggio di programmazione con supporto Qt possa creare una applicazione nativa per questa piattaforma.

Ubuntu promette una nuova prospettiva, molto interessante, nel panorama mobile. Sembra che però al momento non ci siano prodotti pronti per la distribuzione ma che ubuntu stia invece cercando dei produttori hardware pronti a rilasciare ubuntu con i loro smartphone.

Di sicuro Ubuntu conferma la sua natura innovatia ed imprenditoriale, se poi riuscirà nel suo intento di produrre una vera alternativa è ancora tutta una partita aperta e piena di colpi di scena che sicuramente non tarderanno durante il CES 2013 a Las Vegas.

Farewell Steve

Ho voluto aspettare un po’ prima di scrivere questo post, volevo aspettare che le acque si fossero calmate e che il trauma che ha avvolto il mondo con la perdita di Steve Jobs si fosse lievemente placato, per quanto possibile, in questi primi giorni dopo il suo decesso.

Ieri sono stato svegliato di soprassalto dal mio amico Luca Galliani che entrato nella mia stanza mi ha detto << E’ morto Jobs… >>. Non sono mai stato un suo fan e anzi, chi mi conosce sa benissimo che mi sono sempre scagliato contro i prodotti Apple con modalità spesso simili a quelle di Richard Stallman. Ma davanti a questa notizia non ho potuto affermare altro che << oh cazzo! >>. Su Steve ci sono solo due posizioni: o si ama o si odia. Io rientravo decisamente in quelli che lo odiano. Di lui ho criticato tante cose come il fatto che nel 2001 dopo aver fatto sviluppare alla comunità free software la base di Mac OS X, ovvero Darwin, l’abbia chiuso senza dare credito a tutte le persone  che vi avevano contribuito; o i vari iDevices che non solo costano una fortuna ma sono dei dispositivi restii a qualsiasi tipo di modifica. Jailbreakare un iphone ha insito nella parola stessa Jail che significa appunto prigione. Ho letto vari post online in cui Steve era un magnate dell’OpenSource. Niene di più falso. Se qualche tecnologia era opensource era solo per farla diffondere oltre ai sistemi Apple in cui Steve dettava le sue regole. Una strada insomma per usare la comunità per i suoi scopi…

Ma se oggi posso scrivervi dal mio computer, qualsiasi esso sia, è anche grazie a lui. Fu lui, insieme a Steve Wozniak ad inventare nel lontano 1977 uno dei primi personal computers. Molte delle innovazioni grafiche sui personal computers dell’ultimo ventennio partono da spunti Apple. Se la sua mente non avesse concepito l’iPhone oggi non avrei il mio sottilissimo HTC. Se, negli ultimi anni della sua vita, non avesse lavorato all’iPad io ora non avrei l’imitazione low cost cinese. La sua visione della tecnologia ha cambiato tutti, comprese quelle persone che hanno sempre criticato Apple come me. Il suo sogno di unire bellezza, arte e religione in un unico brand, la Apple inc, è stato realizzato.

Steve Jobs è stato un genio del nostro tempo con i suoi pregi ed i suoi difetti e mancherà a tutti, anche a chi lo osteggiava. Celebre è il suo discorso ai neolaureati di Stanford:

Don’t settle […] stay hungry, stay foolish. Il suo insegnamento di vita nel discorso a Stanford era trasversale… e oggi più che mai è rivolto a tutti sia che voi usiate Windows, Mac o Gnu/Linux. Il mondo ha bisogno del prossimo visionario.

Farewell Steve, we miss you.

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